Visualizzazione post con etichetta Opere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Opere. Mostra tutti i post

giovedì 13 agosto 2026

Il Busto di Antonio DE LEO a Bagnara - Opera di Francesco Jerace

 🏛️ Memoria, Arte e Territorio: Il Busto di Antonio De Leo a Bagnara Calabra (e il Tocco Inconfondibile di Polistena)

Sulle pagine di Polistena Vintage amiamo raccontare le storie, i personaggi e le opere d'arte che intessono la memoria storica della nostra Calabria. Oggi facciamo un piccolo viaggio verso il mare, a Bagnara Calabra, per riscoprire un monumento straordinario che racchiude in sé visione politica, amore per la propria terra e l'eccellenza scultorea della nostra tradizione.

Nel cuore pulsante di Piazza del Popolo, a Bagnara, si erge il magnifico busto marmoreo dedicato ad Antonio De Leo, una delle figure più illuminate e rappresentative del panorama istituzionale e sociale calabrese a cavallo tra il XIX e il XX secolo.



📜 Chi era Antonio De Leo: Una Vita per il Progresso

Uomo di raffinata cultura, amministratore integerrimo e Deputato del Regno d'Italia, Antonio De Leo è stato un vero e proprio motore di sviluppo per la sua comunità e per l'intera provincia di Reggio Calabria.

La sua azione politica non si è mai limitata ai palazzi del potere, ma si è tradotta in opere concrete per il territorio:

  • Infrastrutture e Sviluppo: Fu tra i più accaniti sostenitori e promotori di opere pubbliche, collegamenti viari e ferroviari fondamentali per riscattare l'economia locale e rompere l'isolamento geografico.

  • Impegno Sociale: Dedicò la sua vita alla crescita culturale e civile della cittadinanza, facendosi portavoce attento ed energico delle istanze del popolo calabrese in Parlamento.

🎨 Il Legame con Polistena: La Mano Maestro di Francesco Jerace

Ma c'è un motivo del tutto speciale per cui questo monumento ci sta particolarmente a cuore qui su Polistena Vintage.

A rendere eterno il ricordo di Antonio De Leo è stato infatti Francesco Jerace (1853–1937), orgoglio e figura simbolo dell'arte polistenese nel mondo. Tra i massimi protagonisti della scultura italiana tra Ottocento e Novecento, Jerace ha impresso nel marmo non solo i tratti somatici del De Leo, ma la sua stessa anima.

L'opera, caratterizzata da una resa plastica straordinariamente raffinata e da una profonda intensità espressiva, restituisce con maestria la nobiltà d'animo, la solennità e il carattere saldo del celebre statista.

Vedere la firma artistica della scuola polistenese ergersi con tanta eleganza in una piazza storica di Bagnara è la conferma di quanto l'arte della nostra città abbia contribuito ad scolpire l'identità visiva dell'intera Regione.

🤍 Un'Eredità da Custodire e Tramandare

Passeggiando oggi in Piazza del Popolo a Bagnara Calabra, sostare davanti al busto di Antonio De Leo significa fare un salto indietro nel tempo e rendere omaggio a una stagione di grandi speranze e fervore costruttivo.

Monumenti come questo sono preziosi guardiani della memoria collettiva: ci ricordano da dove veniamo e ci insegnano l'importanza di valorizzare le figure che hanno speso la propria vita per il bene comune.

Un patrimonio d'arte, storia e passione civile che abbiamo il dovere di conoscere, preservare e raccontare alle future generazioni.


@ Carmelo PULEIO

martedì 4 novembre 2025

Ritratto di Gentildonna - Contessa Marianna De Marinis 1924 - Vincenzo MORANI

 ritratto di gentildonna

La Guerrieri cita genericamente i dipinti del Morani indicando l'acquisizione con il legato della contessa Marianna De Marinis (1924) comprendente anche circa 2000 volumi appartenenti al padre della donatrice, Cav. Alessandro, e al fratello. Presidente Donatantonio. Al legato De Marinis, oltre ad altri ritratti di famiglia; fal legato faceva anche parte un altro quadro del Morani, ora nello studio della Direttore della Biblioteca La contessa Marianna De Marinis (cognome da nubile De Fusco) è morta il 9 febbraio 1924 ed è nota per il suo impegno sociale e caritatevole a Pompei. Fu la moglie di Bartolo Longo, con cui condivideva la missione di aiutare il prossimo e fece parte del Terzo Ordine del Sacro Cuore. Nel 1924, dopo la sua morte, si svolsero le onoranze funebri e fu pronunciato un discorso in sua memoria da parte di Mons. Edoardo Alberto Fabozzi, che ne evidenziò il ruolo di "strumento nelle mani di Dio" per opere di grande importanza.


La studiosa Guerrieri menziona i dipinti di Morani solo in modo generico, ricordando che entrarono nelle collezioni grazie al legato della contessa Marianna De Marinis, datato 1924. La donazione comprendeva non solo le opere pittoriche, ma anche un ricco fondo librario di circa duemila volumi appartenuti al padre della contessa, il cavaliere Alessandro, e al fratello. All’epoca della donazione, la presidenza era affidata a Donatantonio.

Oltre ai ritratti di famiglia, il legato De Marinis includeva anche un altro dipinto di Morani, oggi conservato nello studio della Direttrice della Biblioteca.

Dati essenziali (catalogici). Opera attribuita a Vincenzo Morani, firmata e datata in basso a sinistra “V. Morani / 8bre 1859”; tecnica: olio su tela; inventario del Palazzo Reale di Napoli (inv. 617 b.n.). La scheda catalografica riporta l’acquisizione fra le opere entrate con il legato della contessa Marianna De Marinis (1924).

Davanti a noi si staglia la figura di una «gentildonna»: un ritratto che, pur nella compostezza tipica dell’Ottocento accademico, suggerisce delicatezza e misura. Morani, ritrattista esperto, prediligeva una resa pulita del volto — linee morbide e un carico cromatico attento al naturale — quindi ci si può aspettare un volto reso con cura del colorito e dei chiaro-scuri, enfatizzati da un fondo scuro che mette in risalto il volto e la fisionomia della donna. Il formato e la presenza della firma datata («8bre 1859») raccontano anche la cura documentaria dell’artista nel datare i propri ritratti, pratica non rara fra i ritrattisti accademici dell’epoca.

Il volto e l’espressione

Il volto — probabilmente rappresentato a mezza figura o mezzo busto, secondo l’uso ritrattistico dell’autore — trasmette una compostezza riservata piuttosto che un atteggiamento fortemente psicologizzato. L’attenzione al modellato della pelle, alla delicatezza delle linee del naso e della bocca e alla resa degli occhi erano elementi qualificanti nei ritratti di Morani; per questo motivo lo sguardo della sitter appare sia attento che misurato, invitando lo spettatore a una lettura di elegante discrezione.

Abito, gioielli e cornice sociale (interpretazione)

Anche se la documentazione disponibile non sempre descrive dettagli puntuali di stoffe e ornamenti per questo specifico dipinto, i «ritratti di gentildonna» ottocenteschi sono solitamente pensati per comunicare rango e gusto attraverso il taglio dell’abito, pizzi, piccoli gioielli e un’impostazione composta della mano — elementi che qui vanno intesi come probabili segnali dell’appartenenza sociale della donna ritratta (e coerenti con la provenienza da una famiglia nobiliare come i De Marinis). Questa lettura è coerente con la funzione dei ritratti di famiglia: testimoniare memoria e status.


Contesto storico e artistico

Vincenzo Morani, pittore formatosi in ambiente accademico con inclinazioni verso un linguaggio purista (avvicinato anche alla sensibilità nazarena nelle soluzioni figurative), fu apprezzato sia per i soggetti sacri che per i ritratti. La critica contemporanea sottolineò spesso la “severità dello stile” unita a una finezza nel disegno e nella resa del panneggio e del colorito; ciò spiega l’equilibrio formale che si percepisce nella sua ritrattistica.

Provenienza e valore documentario

Il dipinto figura nelle raccolte dello Stato (Palazzo Reale, Napoli) e la sua scheda catalografica ricorda che molte opere di Morani entrarono nelle collezioni in seguito al legato della contessa Marianna De Marinis (1924), complesso donativo che includeva anche un vasto fondo librario. Questa connessione conferisce al quadro non solo valore artistico ma anche valore documentario per la storia della committenza e del collezionismo locali.

@ Carmelo PULEIO 


mercoledì 13 gennaio 2021

Opera d'arte I Romani (Trionfo di Germanico) / Soggetto romano di Francesco Jerace (Polistena, 1854 / Napoli 1937), a Roma

L'opera d'arte I Romani (Trionfo di Germanico) / Soggetto romano di Jerace Francesco (Polistena, 1854 / Napoli 1937), - di Francesco Jerace (Polistena, Reggio Calabria, 1854 / Napoli 1937), si trova nel comune di Roma, capoluogo dell'omonima provincia sita in palazzo, espositivo, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, viale delle Belle Arti, 131, Corte dei Romani.



Presentata in gesso all'Esposizione Nazionale di Torino del 1880 con il titolo Soggetto romano, l'opera fu premiata ex aequo con Il combattimento del Reziario con il Mirmillone di Eugenio Maccagnani, Cum Spartacus pugnavit di Ettore Ferrari e Ciceruacchio di Ettore Ximenes, evidenziando la propensione della giuria verso temi di ambientazione romana (cfr. Frezzotti, 2006, p. 71). Il soggetto illustra un brano tratto dal secondo libro degli Annales di Tacito. Il generale romano Giulio Cesare Germanico (15 a.C. - 19 d.C.), comandante delle legioni galliche, riuscì a portare l'esercito in Germania con l'ambizioso obiettivo di conquistare la regione fino all'Elba. L'esito delle campagne contro Arminio (14-16) si concluse a suo favore: la Germania venne assoggettata, vendicando in tal modo la precedente sconfitta subita dalle legioni romane, guidate da Varo, nel 9 d. C. a Teutoburgo. La scena raffigura Germanico in piedi, ripreso di spalle, mentre incide con il gladio il nome della nazione vinta ("romani"); ad esso si affiancano due legionari romani nell'atto di annunciare il trionfo. Jerace ripropone in scultura alcuni dettagli desunti dall'opera di Tacito, compreso il particolare delle catene che i tedeschi, nella certezza della vittoria, avevano portato per imprigionare i romani. Rispetto all'originale in gesso, la versione in marmo, realizzata al momento dell'acquisto da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, presenta qualche piccola variante. In essa non compare la testa recisa, ruzzolante a terra alla sinistra del gruppo, in cui era raffigurato il cancelliere Bismark, e alla primitiva idea del chiodo utilizzato da Germanico per incidere sulla pietra è sostituito il gladio (cfr. Valente, in Corace, 2002, p. 22). La scultura può anche venir letta come una "storica e patriottica interpretazione del testo di Tacito" (De Micheli, 1992, p. 37): eseguita in risposta al monumento ad Arminio, eretto nel 1875 a Grötenburg, essa poteva sottintendere un significato patriottico irredentistico, dal momento che a quel tempo la Germania possedeva ancora Trento e Trieste.La versione in marmo fu inviata all'Esposizione Universale di Parigi del 1900, e giunse alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma dopo quella data. Il gruppo in gesso, presentato all'Esposizione di Londra del 1888, è attualmente conservato presso la Gipsoteca Jerace di Catanzaro.

martedì 29 dicembre 2020

Polistena, Napoli e Trento tre tappe che riconducono al Cristo Redentore in Sardegna

Polistena, Napoli e Trento tre tappe che riconducono l'artista Vincenzo Luisa Jerace al Cristo Redentore di Ortobene in Sardegna -


Immaginate se un giorno venisse casualmente riscoperto uno scrigno, di cui non conoscevate l'esistenza, e da questo fossero così liberati inediti ricordi, foto, documenti, appunti e voci di coloro che avevate dimenticato.

E se tutto ciò prendesse carta e penna, manifestandosi non solo con lo scritto, ma con anima, corpo e coscienza propria che buca letteralmente i fogli, venendo fuori in tutta la sua potenza?

Un inaspettato viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio, per riavvolgere i fili invisibili, ma mai spezzati, che collegano saldamente la Sardegna e Nuoro alla splendida Napoli con i suoi quartieri di Chiaia, la Torretta e Mergellina, ma anche Trento con Santa Maria Maggiore e la Calabria con la sua Polistena.

Son state liberate delle energie che, dopo centodiciassette anni di pazienti attese e silenzi, vogliono svelarvi significati, vicende autentiche e il loro commovente segreto rimasto sepolto così a lungo, fuso nel bronzo del monumento a Cristo Redentore del Monte Ortobene e negli ignorati versi del convegno d'anime di poeti sardi!


domenica 27 dicembre 2020

Le 4 incastonate nella Chiesa a Cava dei Tirreni : S. Adiutore, S. Alferio, S. Francesco di Paola e S. Filippo Neri Opera di F. Jerace

 D'incredibile freschezza è il modello in gesso di San Francesco di Paola, realizzato nel 1924 per l'altare della Basilica di Santa Maria dell'Olmo (Cava dei Tirreni). Anche in questo caso l'immediatezza nella riconoscibilità iconografica del soggetto è lampante. Il Santo incappucciato nel proprio sajo, si erge maestoso e umile nel contempo dinnanzi allo spettatore, appoggiato al proprio bastone da eremita, la barba lunga e folta. 


Il gesso a tutto tondo è custodito nelle sale dell'Amministrazione Provinciale di Catanzaro, ma ritornando a Cava dei Tirreni presso la Chiesa di Santa Maria dell'Olmo, l'altare, oggi dedicato al Sacro Cuore, anticamente racchiudeva il Quadro della Madonna oggi venerata sull'altare maggiore. 



Questo inaugurato nel 1924, è abbellito da quattro statue di Francesco Jerace raffiguranti S. Adiutore, S. Alferio, S. Francesco di Paola e S. Filippo Neri ai piedi di un olmo di bronzo nel cui fogliame è incastonato il quadro della Vergine. 

Infine abbiamo trovato una cartolina dell'Epoca dove vi sono le statue del Jerace 



giovedì 8 ottobre 2020

La Conversione di S. Agostino a Varsavia (Polonia) opera dello scultore Francesco Jerace


LA CONVERSIONE DI SANT'AGOSTINO CON SANTA MONICA, opera dello scultore Polistenese Francesco JERACE,  si trova in una delle più antiche chiese di Varsavia, situata nella pittoresca cornice ai piedi dell'Imperatore di Vistola. La chiesa parrocchiale della famiglia Sobanski dove Maria fu battezzata. E' presente anche una statua della più nota donna di Varsavia.


domenica 13 maggio 2018

A Barletta il Cristo di F. Jerace nel Museo Civico G. De Nittis

A Barletta viene conservato presso il Museo Civico Giuseppe De Nittis un'Opera scultorea dell'artista Polistenese Francesco Jerace 
Data dell'opera: 1854 - 1937
Periodo e stile: Realismo/Verismo
Collocazione: Barletta, Museo Civico e Pinacoteca "Giuseppe De Nittis"
Personaggio: Gesù Cristo

Il Cristo Opera F. Jerace
Ci sono diversi esemplari del Cristo di Jerace, situate uno nel Duomo di Reggio Calabria, uno presso la Cappella Calcaterra del Cimitero di Polistena, e uno ai piedi della tomba di Guido Compagna nella Chiesa Santa Maria di Nives a Schiavonea - Corigliano.

Il Dipinto ad Olio dell'Ultima Cena opera di F. Jerace

Il quadro della “Cena” (1904), dipinto ad olio è una particolarità dello scultore Polistenese Francesco Jerace del quale si conoscono soprattutto opere scultoree.
il Quadro è situato nell'altare in marmo del SS. Sacramento.
Le dimensioni sono di mt. 3,00 x 2,20
La tela ha una impostazione movimentata nella prospettiva dei personaggi con colori e tecnica di impatto moderno.
La Cena Opera di F. Jerace


venerdì 26 gennaio 2018

La Pietà opera dello Scultore Polistenese Francesco Jerace

La Pietà , opera in marmo di Francesco Jerace, Grande artista Italiano, nostro Orgoglio Cittadino. L'opera, realizzata quale ornamento di una "Cappella gentilizia" , si trova a Napoli mentre nell’Istituto Ninì Barbieri di Catanzaro, sede della facoltà di Farmacia. Sempre a Catanzaro, un piccolo gruppo di opere è stato collocato all’interno del Palazzo della Provincia, presso il Musmi (Museo Storico Militare) e nella Villa Comunale.

La pietà di F. Jerace - gesso 
Qui ammiriamo La Pietà opera dello Scultore Polistenese Francesco Jerace

Busto del fondatore di Gerace Marina On avv Gaetano Scaglione Opera dell'artista Polistenese Vincenzo Jerace

Gaetano Scaglione, (1852-1924) deputato di Gerace Marina, nelle legislature XXII e XXIII. Moralmente  può dirsi il fondatore di Gerace Marina (nuova Locri), della quale ricoprì, per molti anni, la carica di Sindaco: alla sua opera  di primo cittadino, di consigliere provinciale e di deputato, l’attuale Locri, deve, infatti, le premesse più importanti del suo ulteriore sviluppo amministrativo, civile ed edilizio.

il busto dell'On. avv Gaetano Scaglione - opera dello
Scultore Polistenese Vincenzo Jerace 1929 

Il busto del politico della Locride è stato realizzato dallo scultore Polistenese Vincenzo Jerace nel 1929 
Lapide alquanto agiografica in memoria di Gaetano dei baroni di Scaglione (1852-1909), deputato di Gerace per due legislature, posta sul palazzo omonimo, in cui alloggiò nel 1847 lo scrittore e pittore inglese Edward Lear, nel corso del suo famoso viaggio a piedi in Calabria.

Lapide in memoria dell'On. Scaglione 

firma dello scultore V. Jerace relativa al busto 

Interessante notare che all'epoca in cui la lapide fu redatta e collocata, la città era denominata Gerace Superiore, per distinguerla da Gerace Marina, che pochi anni dopo (1934) sarà rinominata Locri.

@ Carmelo Puleio

giovedì 14 dicembre 2017

La Statua della Madonna delle Grazie di Cosoleto Opera dello Scultore Polistenese V. Jerace


Restaurata l’Opera dello Scultore Polistenese Vincenzo Jerace, una una statua lignea policroma degli inizi del '900 raffigurante la Madonna delle Grazie della omonima chiesa sita in Cosoleto (RC).



Madonna delle Grazie opera V. Jerace

La statua in legno scolpita e dipinta secondo la policromia classica tradizionale, è stata realizzata agli inizi del secolo scorso dall’artista Polistenese Vincenzo Jerace   (1862-1924) al quale era stata commissionata dal parroco dell’epoca di Cosoleto Don Pietro Luppino.
L’opera raffigura la Madonna seduta su uno scanno e il bambino poggiato sulla sua mano destra mentre con la sinistra lo cinge carezzevole in uno slancio di riverente protezione. Il bambino tiene il braccio sinistro rassicurante intorno alla nuca della madre mentre il destro è aperto e proteso verso l’infinito.
Le due figure, dolenti nell’espressione e amorevoli nei gesti, sono colte nell’attimo in cui, ascoltato il grido angosciato di un’umanità smarrita e tremante, tendono soccorrevoli le mani, pronte all’estremo sacrificio e pervase di misericordia divina.
Le Madonne dello Jerace portano un'impronta di divinità e di umanità insieme tutta singolare, poichè esse, secondo il concetto dell'artista devono predicare e predicano a tutti con l'eloquenza del muto linguaggio dell'arte. E questa Madonna delle Grazie è un esemplare affascinante , in cui è impresso il trionfo della maternità.
Fissando il moto del viso della Vergine, dai grandi e sottili archi sopracigliasri, alla linea lievemente aquilina del naso, dalle guance fiorenti di giovinezza ed appena soffuse di vermiglio, alle labra, sprigionanti angelico sorriso; d di Lei dona una visione che rapisce ed eleva l'anima umana.agli occhi, ove s'accende e brilla più intensa la dolcezza, alla fronte candida incorniciata da una bionda capigliatura, si elevano un'armonia di arcane melodie.
Abbandonando l'azzurro e grandioso suo manto, che cade a pieghe ritmiche sull'aereo trono, in un movimento spontaneo nobilissimo, la Madre amorosa, dal suo soglio regale s'erge, piegandosi benigna verso l'umanità sofferente e le offre il frutto prezioso del suo vergineo seno. E quell'angelico pargolo, che splende nella purezza.

@ Carmelo PULEIO


                      

lunedì 20 novembre 2017

La Statua di San Luca nel Duomo di Reggio Calabria Opera dello Scultore Polistenese V. Jerace

Nel Duomo di Reggio Calabria la statua di San Luca è opera dello scultore Polistenese,  Vincenzo Jerace. realizzata tra il 1930 ed il 1933


La Cappella del SS. Sacramento è situata sul lato sinistro della Cattedrale, in corrispondenza del terzo transetto.   
Nelle nicchie delle pareti, le otto statue marmoree (eseguite tra il 1930 ed il 1933, su  commissione dell’Arcivescovo  Carmelo  Pujia),  raffigurano i quattro Evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni, i Santi Pietro e Paolo, e i Dottori della Chiesa S. Tommaso e S. Bonaventura. 
Di esse: quella di San Luca fu eseguita da Vincenzo Jerace, fratello di Francesco; altre due, non identificate, sono opere originali di Concesso Barca; tutte le altre sono rifacimenti in marmo, da parte dello stesso Barca, di modelli  preesistenti, in getto di gesso, dell’artista Rocco Larussa di Villa San  Giovanni.

Un'attenta ricognizione sulle sculture ha consentito di rilevare, sul laterale destro del piccolo scannello, su cui poggia la statua dell'Evangelista LUCA, la seguente iscrizione "VINCENZO L. figlio a M. Rosa e Fortunato Jerace" L'Evangelista è forse tra le sculture oggi collocate nelle nicchie della cappella quella che maggiormente si impone per vitalità e forza espressiva, quali si palesano tanto nella concezione manieristica della figura, che sembra proiettarsi fuori dallo spazio riservatole grazie ad un movimento "avvitante" che contrappone il braccio sinistro, spinto in avanti, al subitaneo sporgersi del volto, corrugato ed intenso, vivificato dalla luce dello Spirito ispiratore del testo sacro, simboleggiato dal "rotolo" che si svolge dalle mani del santo. Il modellato asseconda e sottolinea l'enfasi della raffigurazione; ampi panneggi avvolgono entrambi gli avambraccie incorniciano le braccia che, nude, fuoriescono dalle pieghe del manto; tanto vigore plastico trova la sua acme nell'espressione del volto dallo sguardo intenso, quasi indagatore nei confronti del riguardante al quale sembra, appunto, rivolgersi.


domenica 19 novembre 2017

A Meta di Sorrento, il monumento ai Caduti Opera dello Scultore Polistenese Giuseppe RENDA

L'Aquila del Monumento - G. Renda 1922
In Piazza Santa Maria del Lauro a Meta di Sorrento, è ubicato il Monumento ai Caduti realizzato dallo scultore Polistenese Giuseppe RENDA; Un cippo con aquila e scene di guerra realizzato nel 1922.
Monumento ai Caduti Comune di Meta (NA)
Opera G. Renda - 1922

Il Monumento è stato promosso dai cittadini dai cittadini Metesi che lo finanziarono mediante una apposita lotteria, Sono state inserite delle formelle di bronzo dove l'artista Polistenese non ha rinunciato alla rappresentazione della guerra negli aspetti della sua contemporaneità. I quattro rilievi sono collocati sulla parte terminale del cippo, dominato dall'Aquila che poggia sopra una bandiera la cui asta trapassa una corona d'alloro.



Sula lato anteriore, la scena riproduce un gruppo di fanti che combatte asserragliato entro una trincea ; sula lato destro, è raffigurata una battaglia aerea mentre una vittoria alata , posta in primo piano si appresta a incoronare tre aviatori; sul lato sinistro, la guerra combattuta in mare è descritta da una nave che si inabissa; sul retro, un gruppo di soldati armati di gladi e fucili si lancia impetuosamente all'attacco, accompagnato da una vittoria alata.
I temi ben svolti prestano ad una descrizione di corpi in movimento, un aspetto costantemente ricercato da Renda nella sua personalissima ricerca artistica che ritorna in modi similari nella recente targa intitolata agli studenti caduti del liceo Umberto di Napoli.

Opera dello Scultore Polistenese Michelangelo Parlato il Busto del prof. Antonio Cardarelli

Al prof. Antonio Cardarelli  sono stati intitolati l'ospedale Antonio Cardarelli di Napoli (il più grande del Sud Italia) e il Presidio Ospedaliero di Campobasso. 
Busto del prof. Antonio Cardarelli
Opera dello scultore M.lo Parlato 
Il Monumento con il busto del Prof. Cardarelli è stato realizzato dallo scultore Polistenese Prof. Michelangelo Parlato.
Nel paese natio lo ricordano due lapidi e un monumento, a Napoli un busto ( M.lo Parlato) , una strada e una targa marmorea sulla facciata della casa in cui visse in Via Santa Maria di Costantinopoli, ad Arzano una via cittadina e a San Marco dei Cavoti (Benevento) una lapide collocata all'interno del palazzo Jelardi a ricordo della visita fatta dall'illustre clinico alla marchesa Carlotta Jelardi Polvere Cassitto di Ravello di cui era amico.

La statua di F.sco Durante Opera dello scultore Polistenese Michelangelo PARLATO

La statua di Durante Opera dello scultore Polistenese  Michelangelo PARLATO 
La  statua di Durante fu scolpita,a far data dal 1930, dall’artista Polistenese Prof. Michelangelo Parlato su incarico della municipalità Frattese dell'epoca guidata dal cav. Pasquale Crispino. 
Monumento al Musicista Francesco Durante - 1930
 M.lo Parlato
Nella statua il musicista ha la testa coperta da una parrucca col tradizionale codino, la fronte alta e sfuggente, il volto imberbe con la piccola bocca sinuosa, il naso grosso, gli occhi tondi e rilevati. Secondo la moda del tempo indossa sopra il gilet una marsina svasata a campana verso il basso con le falde sfuggenti all'indietro. Una goletta di battista gli avvolge il collo, trine cadenti sui dorsi delle mani gli cingono i polsi. Per il resto indossa un paio di corti calzoni stretti sotto il ginocchio da una fascetta chiusa con un bottone. Le calze, attillatissime finiscono in basse scarpe molto semplici ornate da una fibbia quadrata. 
Nella mano sinistra regge lo spartito di una delle sue opere più belle, l'Alma Mater, la destra è posata sui tasti del retrostante clavicembalo. Il monumento fu inaugurato, come ricordarono i giornali dell'epoca, il 3 ottobre del 1937, con grande concorso di folla, presenti le maggiori autorità comunali e provinciali, i Vescovi di Aversa, monsignor Antonio Teutonico, e di Acerra, monsignor Nicola Capasso. Oratore ufficiale della cerimonia fu l'on. Bartolo Gianturco che in rapida sintesi fece rivivere ai convenuti la vita e l'opera del grande musicista frattese.

A Benevento la statua di Leonardo Bianchi Opera dello scultore Polistenese M.lo PARLATO

A Benevento statua di Leonardo Bianchi opera dello scultore Polistenese Michelangelo PARLATO inaugurata nel centenario della sua nascita (1948) a testimonianza dell'importanza scientifica del prof. Leonardo Bianchi, psichiatra, professore Universitario, deputato e Ministro della Pubblica Istruzione.
Personaggio carismatico della Napoli di primo novecento.
statua dedicata a Leonardo Bianchi -1948 - Sc. M.Lo Parlato 
A Benevento, ove a ricordo del suo operato venne eretta una grande statua opera dello scultore  Polistenese  Michelangelo Parlato, inaugurata nel centenario della sua nascita (1948) dall’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
Monumento dedicato a Leonardo Bianchi -1948 - Opera
dello Scultore Polistenese Michelangelo PARLATO

venerdì 17 novembre 2017

Targa dedicata agli studenti Martiri al Liceo Umberto I di Napoli Opera dello Scultore Polistenese G.Renda

Fusa nel bronzo, la targa è dedicata agli studenti del Liceo Napoletano caduti nel primo conflitto mondiale.

I loro nomi occupano la parte destra del rilievo, sotto l'iscrizione commemorativa in latino, purtroppo illegibile.
La parte figurativa che impegna la zona di sinistra e centrale della targa rappresenta un gruppo di fanti armato di fucile e cannoni, mentre disperde i soldati del fronte nemico.
In alto la vittoria alata che impugna la palma del martirio.

@ Carmelo Puleio 

Monumento ai Caduti di SCAFATI Opera dell'artista Polistenese Francesco Jerace

Il Monumento ai caduti di Scafati  (SA)  realizzato dall'artista Polistenese Francesco Jerace è ubicato tra la via Roma e la via Guglielmo Oberdan, costituito da parti in marmo e altre in bronzo. Sorge su un basamento di conchiglie e meduse sul quale si erge un gruppo scultoreo in bronzo composto da due soldati in azione e dalla vittoria alata che stringe tra le mani il gladio ed un ramoscello d'ulivo.

Scafati (SA) Monumento ai caduti F Jerace

La vittoria alata ha sul capo una corona di teste di leone, iconografia questa rara ed insolita che potrebbe alludere al coraggio ed alla giovane forza dei martiri.


Il gruppo bronzeo di Scafati influenzato dalla monumentalità dell'energia e dal movimento dell'azione, analoga realizzazione al Vittoriano di Roma.

Monumento complesso costituito da un basamento a forma quadrata i cui spigoli tronchi e sporgenti sono stati arricchiti da motivi ornamentali derivanti da una vecchia fontana. Tali motivi constano di maschere di Medusa con alla base delle conchiglie in marmo. Sul basamento insiste un gruppo scultoreo in bronzo raffigurante due soldati di cui, il primo, inginocchiato, imbraccia il fucile, mentre il secondo, in piedi, stringe nella mano destra una bomba che sta per lanciare. Le due figure sono sovrastate dalla Vittoria alata che nella mano destra, protesa al cielo, stringe il gladio e nella mano sinistra elevata agita un ramo di ulivo. Sul capo cinge una corona ornata da teste di leone. Sui quattro lati del basamento insistono due lapidi celebrative, una documentaria ed una commemorativa Il gruppo in bronzo di Scafati si caratterizza per il particolare intreccio dei corpi, il cui armonico bilanciamento è godibile da più punti di vista. La Vittoria alata, infatti, chiaramente ispirata all'antico, testimonia della propensione di Jerace per il mondo classico, interpretato in chiave sensuale e vibrante. Il gruppo scultoreo si rivela sicuramente influenzato dalla monumentalità, dall'energia e dal movimento de l'Azione, che il maestro realizzò per il Vittoriano di Roma e affonda a sua volta le radici nella plastica di J. B. Carpeaux; il riferimento è in particolare al gruppo La Danse per l'Opera di Parigi, che egli deve aver studiato nei suoi soggiorni nella capitale francese. Inaugurato nel 1935, il monumento rimase al suo posto per soli cinque anni quando, sopraggiungendo il secondo conflitto mondiale e con esso la campagna fascista "Metallo per la Patria in armi", il Podestà Pasquale Vitiello decise di farlo smontare ed occultare nei depositi dei grandi edifici tessili esistenti tra il Palazzo Mayer e l'edificio Meyer-Wenner. A scopo precauzionale vennero eseguiti, sempre su decisione del podestà, alcuni calchi in gesso. Il monumento venne infine ricollocato nel 1947 eliminando la vasca ottagonale e la fontana che facevano parte del complesso









a Veroli (FR) Monumento ai Caduti Opera dello Scultore Polistenese V Jerace

VEROLI Monumento ai caduti V. Jerace
In Piazzale Vittorio Veneto si erge il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, opera dell'Artista Polistenese Vincenzo Ierace, inagurato il 2 giugno 1921 a ricordo del generoso contributo dei Verolani alla grande guerra.
Monumento ai caduti di Veroli (FR) 1921 V L Jerace
E’ un’allegoria dell’Italia che raccoglie il sangue dei morti sulle Dolomiti per versarlo come esempio alle nuove generazioni.
Descrizione: rilievo rappresentante una figura femminile in marmo bianco, ampiamente panneggiata e con una piccola stella in rilievo sul capo; è raffigurata di profilo nell'atto di sopraggiungere a versare da un elmetto cinto da ramo d'alloro un getto d'acqua, raccolto, più in basso, da un fanciullo inginocchiato
Dove:
Localizzazione: Lazio (FR) - Veroli
Quando
Datazione: sec. XX - 1922 1922
Come
Materia e tecnica: marmo bianco/ scultura.

Il Monumento ai caduti di Rosarno - Opera dello scultore Michelangelo Parlato

Tra le opere dell'artista Polistenese Prof. Michelangelo Parlato, troviamo a Rosarno il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale.
Il Monumento ai caduti di Rosarno 
Base a blocco quadrangolare poggiante su due rialzi, con le quattro facce ornate da iscrizioni dedicate ai soldati dispersi, ai soldati di terra, di mare e di aria; sulla stessa base si eleva una colonna stilizzata, di forma quadrangolare, e in corrispondenza del prospetto frontale del monumento è collocata la figura di un fante in combattimento, con un fucile a baionetta nella mano sinistra ed una granata nella destra
L'attuale monumento ai caduti di Rosarno è stato realizzato in sostituzione di un precedente monumento composto dalla figura di un fante in bronzo posto su un piedistallo granitico, realizzato da Michelangelo Parlato e commissionato all'artista nel 1924 (Cfr. Notizie, in Brutium del 1 maggio 1924, a. III n. 6), che purtroppo, è stato completamente distrutto durante un'incursione area del 1943. Da quanto ci è stato riferito, i documenti storici del comune di Rosarno sono andati perduti e quindi non è possibile sapere di più, neppure per quel che riguarda la data e l'autore del monumento attuale che, si presuppone sia stato realizzato tra il 1950 e il 1970, poiché già nel 1972 Emilio Barillaro lo descrive dettagliatamente nel suo dizionario corografico, riferendo tra l'altro, che le epigrafi vennero composte da Piero Bargellini (1897-1980). In ricordo del perduto monumento, sulla base di quello attuale sono stati incisi il nome "Michelangelo Parlato" e la data LUGLIO 1925 (Cfr.: Domenico Borgese, Michelangelo Parlato: l'uomo e l'artista, in La Nuova Calabria, nn.8-9 Gennaio-Febbraio 1955; Emilio Barillaro, Calabria : guida artistica e archeologica (dizionario corografico) Cosenza, Pellegrini, 1972 p. 330; S. Capasso, Magnificat: vita e opere di Francesco Durante, Frattamaggiore, Istituto di studi Atellani, 2005, p. 67).

Featured Posts Coolbthemes