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giovedì 13 agosto 2026

La signorina FLETCHER - Opera di Francesco JERACE

 L’Eterno Femminino nel Marmo: "La signorina Fletcher" di Francesco Jerace

Ci sono opere d'arte che non si limitano a ritrarre un volto, ma riescono a catturare un'intera epoca. È il caso dello splendido busto "La signorina Fletcher", capolavoro dello scultore calabrese Francesco Jerace (1853–1937), che potete ammirare nell'immagine

Se amate la scultura che unisce la perfezione classica a un'anima vibrante e moderna, questa è una storia che dovete assolutamente conoscere.




Il Trampolino di Lancio: Torino 1880

Per capire la nascita di questo ritratto, dobbiamo fare un piccolo salto indietro nel tempo. Nel 1880, alla Mostra Nazionale di Torino, Jerace incantò l'Italia intera con la sua celebre Victa (l'allegoria della Polonia vinta).

Il successo fu così travolgente che l'alta borghesia e l'aristocrazia europea iniziarono a fare la fila fuori dal suo atelier. Tutti volevano essere immortalati dal suo scalpello. Tra le primissime ed esclusive commissioni private arrivate sull'onda di quel trionfo ci fu proprio lei: la misteriosa e raffinata Signorina Fletcher.

I Segreti dell'Opera: Tra Archeologia e Sensualità

Osservando attentamente lo scatto, emergono i tratti distintivi che hanno reso Jerace uno dei più grandi maestri del suo tempo:

  • La "Spezzatura" Classica: Notate la base e i lati del busto? Sono volutamente grezzi, quasi come se l'opera fosse un reperto archeologico riemerso dal passato. Questo espediente focalizza tutta l'attenzione dello spettatore sulla purezza del volto.

  • Marmo come Carne: La maestria di Jerace sta nel contrasto. La pietra perde la sua rigidità: la pelle del collo e delle spalle appare morbida, quasi calda, creando un contrasto perfetto con le pieghe accennate del panneggio.

  • Uno Sguardo Senza Tempo: L'espressione della signorina Fletcher è fiera, malinconica e incredibilmente fissa nel vuoto, incarnando alla perfezione quell'ideale di "eterno femminino" tanto caro all'arte di fine Ottocento.

"Jerace non scolpisce solo la forma, ma modella la luce per dare vita alla materia."

E voi cosa ne pensate?

La scultura dell'Ottocento italiano nasconde tesori spesso poco noti al grande pubblico, ma capaci di competere con i giganti del passato.

Vi affascina questo stile a metà tra il classico e il moderno? Vi aspetto nei commenti per parlarne insieme!


#FrancescoJerace #SculturaItaliana #StoriaDellArte #ArteOttocento #LaSignorinaFletcher


@ Carmelo PULEIO

Rodinò Toscano Domenico

 Rodinò Toscano, Domenico

Domenico Rodinò Toscano [Polistena (Reggio Calabria), 6 aprile 1855 – 1° febbraio 1926]

Nacque da Giuseppe e da Annunziata Megna. Formatosi alla scuola del compaesano sac. Michele Tigani, nel Seminario di Oppido Mamertina compì gli studi letterari e filosofici e iniziò quelli teologici. Giovanissimo, ancor prima di essere ordinato sacerdote, Domenico Rodinò Toscano fu prescelto a insegnare lettere italiane e latine in detto Seminario dal 1874 al 1877. Fu ordinato sacerdote da mons. Filippo Mincione, vescovo di Mileto, il 4 settembre del 1879, dopo di che ebbe l'incarico dell'insegnamento in quel Seminario.  Nel 1880 fu nominato Canonico della Collegiata di Polistena. Il 3 febbraio 1888, il vescovo gli spedì la patente con la quale fu approvata la nomina di Rettore della Chiesa del SS. Rosario e Padre Spirituale dell’omonima confraternita.



A Rodinò Toscano va il merito di aver fondato l’associazione Figlie di Maria, istituzione che poteva considerarsi una Pia unione di devote di Maria, purtroppo mai riconosciuta e approvata dalla superiore autorità diocesana. La sua rettoria e la carica di padre Spirituale della confraternita durarono fino al 20 aprile del 1890. I confratelli, il 9 ottobre del 1892, lo nominarono, all’unanimità, ancora una volta, Padre Spirituale, ma la proclamazione non venne approvata dall’Autorità diocesana.

Ebbe la nomina di Cappellano d'onore di S.S. Pio X, extra urbem, il 27 gennaio 1912 e fu confermato tale da S.S. Benedetto XV e S.S. Pio XI. Nel 1918 fu Giudice prosinodale e parroco consultore per la rimozione dei parroci.

Il 21 aprile del 1890 fu designato Arciprete di Polistena. Fu Vicario Foraneo di Polistena e San Giorgio, dopo la brevissima parentesi del Canonico D. Francesco Grio. La Bolla Pontificia che gli conferì la titolarità dell'Arcipretura recava la data del 4 marzo 1890, mentre l’investitura avvenne in seguito a Regio Placet del 2 ottobre 1890.

Si deve a mons. Domenico Rodinò Toscano se la Parrocchia di Polistena potette rivendicare dal Demanio dello Stato e dal Fondo per il Culto sia i beni dell'ex Sacristia che i beni dell'Arcipretura e le relative annualità arretrate di rendita. Egli, con le prime rendite percepite dalla Parrocchia, iniziò due giudizi contro gli Enti Demanio dello Stato e Fondo per il Culto.

Intraprese varie iniziative, per le quali gli furono mossi dei disappunti per via dell’abbattimento di pitture di autori minori locali, Furono lavori di restauro e di abbellimento, costruzione della nuova cappella del SS. Sacramento, con altare marmoreo e quadro raffigurante L'ultima cena del Signore, che commissionò allo scultore polistenese Francesco Jerace, rispettivamente nel 1893 e nel 1904. Sempre nel 1893, commissionò il nuovo e artistico coro ligneo, disegnato e costruito in loco da mastro Giuseppe Silipo. Altre sue committenze lignee furono quelle del pulpito, delle nicchie di Santa Marina (opera degli intagliatori Formica) e del Sacro Cuore (di Giuseppe Silipo).

Nel corso della sua azione pastorale, Polistena fu interessata da terremoti del 1894, 1905 e 1908. Rilevanti danni subì la Chiesa parrocchiale, al pari delle altre e degli edifici civili. Le condizioni statiche della Chiesa divennero assai precarie, tanto da indurre l’Arciprete ad apportare un restauro generale. Anche in questo caso, Rodinò Toscano prese le più urgenti iniziative per  tamponare i danni molto profondi cui si rimediò solo molto più tardi con interventi sostanziosi dell'Opera Interdiocesana per la ricostruzione delle Chiese in Calabria.

Nonostante tutto, la vita riprese e anche la Chiesa Matrice cominciò a beneficiare di qualche contributo, sia pubblico che privato, che le consentì di poter nuovamente partire con le opere di consolidamento e decorazione. Nuove committenze artistiche furono affidate al pittore napitino Carmelo Zimatore, che era collaborato dal nipote Diego Grillo: per l’abside la “Santa Marina fra i gigli che invoca la protezione divina sulla città”, per il soffitto della navata centrale: la grande tela “La resurrezione di Lazzaro”, due quadri posti sopra gli stalli del coro ligneo, raffiguranti scene della vita di Santa Marina ed il quadro “La flagellazione di Cristo alla colonna” posto sul soffitto del braccio destro del transetto”.

Il 26 novembre 1894 inoltrò al vescovo di Mileto un’istanza tendente all’ottenimento del decreto (emanato il 30 novembre) per l’erezione del nuovo tempio di Maria Santissima della Catena di cui comunicò al prelato la  provvisoria apertura nel successivo aprile 1895.

Il 6 settembre del 1898 ebbe inizio il suo noviziato, con il nome imposto “Domenico” nel Terz’Ordine di San Domenico, fondato nella Chiesa del SS. Rosario.

A lui si deve la spinta per la fondazione in Polistena, nel 1905, dell'Ospedale S. Maria degli Ungheresi, di cui fu ideatore e iniziatore, oltre che colui il quale riuscì a trovare il fondatore e i donatori (Giuseppe Valensise, che con suo testamento olografo del 2 marzo 1888 legava al suo erede parecchi fondi per l’erezione di un tale istituto, e Giuseppe Milano). Per tale nobile scopo avviò ed organizzò una colletta fra i cittadini che, però, ancora una volta non sortì gli effetti voluti. Solo nel 1905, nei locali del soppresso convento di Santa Maria della Concezione, proprietà del Comune di Polistena. venne fondato l’Ospedale sotto il titolo di Santa Maria. Una volta realizzato, mons. Rodinò Toscano, portando il suo contributo insigne del suo amore, della sua esperienza e della sua rettitudine, ricoprì la carica di Presidente delegato dell'Amministrazione di detto Ospedale e di Consigliere dell'Amministrazione dei due Orfanotrofi sorti in seguito al terremoto del 28 dicembre 1908 per volontà di mons. Giuseppe Morabito, vescovo di Mileto.

Per un giudizio complessivo sulla figura e sull'opera sacerdotale ed umana svolta da Mons. Rodinò Toscano nel corso del suo mandato arcipretale, è necessario rimandare il lettore al volume In Memoria di Monsignor Domenico Rodinò Toscano Arciprete di Polistena: tra le testimonianze del Clero, di Enti, Associazioni e numerosi semplici cittadini, spicca il discorso commemorativo del Sac. Prof. Francesco Filia: «Da Sacerdote e da parroco non dimenticò un istante il decoro della casa di Dio che incessantemente seppe arricchire di nuove opere di arte, avvalendosi di artisti valorosi,  ed anzitutto dalla mano geniale del grande scultore Francesco Jerace che nella maliosa Partenope illustra col suo magico scalpello, non solo questa fortunata città che gli diè i natali, ma la Calabria nostra, ma la grande Patria italiana. E sono lì a ricordarlo, monumento insigne di sapienza e di amore, l'altare marmoreo misticamente simbolico del SS. Sacramento, e la grande tela della Cena che lo sormonta, così piena di movimento, di vita, di fede».

Monsignor Rodinò-Toscano fu anche oratore classico e travolgente, poeta, abile traduttore di latino e dotto scrittore, lasciando numerosi inediti. Figura ieratica di mistico che visse tra la scienza e il dovere sacro del sacerdozio, morì nel 1926, all’età di 71 anni. Tra gli omaggi e pensieri inviati nel trigesimo della sua dipartita, figurano, tra gli altri, particolarmente gli scritti di illustri personalità.


Polistena lo ricorda con una via a suo nome. (Giovanni Russo) © ICSAIC 2025-09

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Opere

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  • L'ultimo Dramma, stab. tip. librario A. e S. Festa, Napoli 1901;
  • Trilogia Mariana. Ossia Maria Santissima negli ordini di natura, di grazia, di gloria, Tip. Il progresso, Laureana di Borrello 1925.

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Nota bibliografica

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  • In memoria di Monsignor Domenico Rodinò Toscano Arciprete di Polistena, Stab. Tip. R. Pascale, Polistena 1926;
  • Francesco Filìa, Funebri onoranze a Monsignor Domenico Rodinò-Toscano Arciprete di Polistena, Stab. Tip. R. Pascale, Polistena 1926;
  • Vincenzo Fusco, Polistena, Storia sociale e politica1221-1979, Parallelo 38, Reggio Calabria 1981.
  • Giovanni Russo, A proposito del centenario della chiesa della Catena di Polistena, Città del Sole, Rosarno, anno I, maggio 1994, p. 20.
  • Giovanni Russo, Polistena, La Chiesa Madre 1783-1983, Virgiglio, Rosarno 1995;
  • Giovanni Russo, L’inaugurazione, a Polistena, nel 1904, del grande quadro dell’eucarestia di Francesco Jerace, in «L’Alba della Piana», agosto 2010, pp. 3-4;
  • Giovanni Russo, I Domenicani a Polistena: Il convento, la chiesa e la confraternita del SS. Rosario, Polistena 2018.

@ Carmelo PULEIO

Il Busto di Antonio DE LEO a Bagnara - Opera di Francesco Jerace

 🏛️ Memoria, Arte e Territorio: Il Busto di Antonio De Leo a Bagnara Calabra (e il Tocco Inconfondibile di Polistena)

Sulle pagine di Polistena Vintage amiamo raccontare le storie, i personaggi e le opere d'arte che intessono la memoria storica della nostra Calabria. Oggi facciamo un piccolo viaggio verso il mare, a Bagnara Calabra, per riscoprire un monumento straordinario che racchiude in sé visione politica, amore per la propria terra e l'eccellenza scultorea della nostra tradizione.

Nel cuore pulsante di Piazza del Popolo, a Bagnara, si erge il magnifico busto marmoreo dedicato ad Antonio De Leo, una delle figure più illuminate e rappresentative del panorama istituzionale e sociale calabrese a cavallo tra il XIX e il XX secolo.



📜 Chi era Antonio De Leo: Una Vita per il Progresso

Uomo di raffinata cultura, amministratore integerrimo e Deputato del Regno d'Italia, Antonio De Leo è stato un vero e proprio motore di sviluppo per la sua comunità e per l'intera provincia di Reggio Calabria.

La sua azione politica non si è mai limitata ai palazzi del potere, ma si è tradotta in opere concrete per il territorio:

  • Infrastrutture e Sviluppo: Fu tra i più accaniti sostenitori e promotori di opere pubbliche, collegamenti viari e ferroviari fondamentali per riscattare l'economia locale e rompere l'isolamento geografico.

  • Impegno Sociale: Dedicò la sua vita alla crescita culturale e civile della cittadinanza, facendosi portavoce attento ed energico delle istanze del popolo calabrese in Parlamento.

🎨 Il Legame con Polistena: La Mano Maestro di Francesco Jerace

Ma c'è un motivo del tutto speciale per cui questo monumento ci sta particolarmente a cuore qui su Polistena Vintage.

A rendere eterno il ricordo di Antonio De Leo è stato infatti Francesco Jerace (1853–1937), orgoglio e figura simbolo dell'arte polistenese nel mondo. Tra i massimi protagonisti della scultura italiana tra Ottocento e Novecento, Jerace ha impresso nel marmo non solo i tratti somatici del De Leo, ma la sua stessa anima.

L'opera, caratterizzata da una resa plastica straordinariamente raffinata e da una profonda intensità espressiva, restituisce con maestria la nobiltà d'animo, la solennità e il carattere saldo del celebre statista.

Vedere la firma artistica della scuola polistenese ergersi con tanta eleganza in una piazza storica di Bagnara è la conferma di quanto l'arte della nostra città abbia contribuito ad scolpire l'identità visiva dell'intera Regione.

🤍 Un'Eredità da Custodire e Tramandare

Passeggiando oggi in Piazza del Popolo a Bagnara Calabra, sostare davanti al busto di Antonio De Leo significa fare un salto indietro nel tempo e rendere omaggio a una stagione di grandi speranze e fervore costruttivo.

Monumenti come questo sono preziosi guardiani della memoria collettiva: ci ricordano da dove veniamo e ci insegnano l'importanza di valorizzare le figure che hanno speso la propria vita per il bene comune.

Un patrimonio d'arte, storia e passione civile che abbiamo il dovere di conoscere, preservare e raccontare alle future generazioni.


@ Carmelo PULEIO

lunedì 15 giugno 2026

Il Pulpito nella Chiesa di San Francesco di Paola - M.lo PARLATO

 I tesori nascosti della Calabria: il pulpito di Michelangelo Parlato a Polistena


Se pensiamo alla grande scultura in marmo del Novecento italiano, la mente vola subito ai grandi centri artistici come Roma, Firenze o Milano. Eppure, a volte basta entrare in una chiesa di provincia per imbattersi in capolavori di una bellezza e di una delicatezza d’altri tempi.
​Oggi, vogliamo portarvi a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, per scoprire da vicino un dettaglio straordinario che toglie il fiato: il pulpito marmoreo realizzato dallo scultore Michelangelo Parlato nel 1957.




Un angelo scolpito nella luce
Guardando il dettaglio del rilievo (firmato e datato con orgoglio dall'artista direttamente sul marmo), si rimane immediatamente colpiti dalla maestria tecnica. Parlato non si limita a lavorare la pietra: la rende morbida, quasi viva.
L'estasi e il movimento: L’angelo è raffigurato in un momento di profonda estasi mistica. Il volto è proteso verso l'alto, i capelli sembrano mossi da un vento divino e le ali piumate incorniciano la figura infondendo un senso di leggerezza.
La simbologia: La mano destra è delicatamente appoggiata sul petto, mentre stringe un mazzo di fiori (simbolo di purezza e devozione), mentre le grandi lettere marmoree traforate sullo sfondo compongono l'elegante architettura del parapetto.
"Michelangelo Parlato (1894–1960), illustre cittadino e professore di Polistena, ha saputo fondere in quest'opera la solennità della tradizione classica con la sensibilità intima e vibrante del secondo Novecento."


Perché riscoprire queste opere?
Spesso l'arte sacra del secolo scorso viene ingiustamente considerata "minore" rispetto ai capolavori rinascimentali o barocchi. Opere come questo pulpito dimostrano l'esatto contrario: la fede e la bellezza sanno trovare strade nuove, e la Calabria custodisce un patrimonio artistico diffuso che merita di essere raccontato, fotografato e protetto.
Se passate da Polistena, non limitatevi a una visita frettolosa. Entrate, alzate lo sguardo e lasciatevi catturare dalla grazia di questo angelo di marmo.
E voi conoscevate la storia di Michelangelo Parlato? Lasciate un commento qui sotto e raccontateci qual è il "capolavoro nascosto" del vostro paese o della vostra città che tutti dovrebbero assolutamente vedere!

@ Carmelo PULEIO

lunedì 16 marzo 2026

Quando l’arte incontra la memoria: il nuovo Cristo Risorto alla Chiesa del Rosario - Opera di Gabriele SPANO'

 Quando l’arte incontra la memoria: il nuovo Cristo Risorto alla Chiesa del Rosario

A Polistena la fede e la memoria della comunità si intrecciano spesso con l’arte. È accaduto ancora una volta nei giorni scorsi, quando la Parrocchia del Rosario ha accolto una nuova opera destinata a entrare nella vita spirituale della città: la statua del Cristo Risorto realizzata dall’artista polistenese Gabriele Spanò.



L’opera è stata presentata e consegnata ufficialmente alla comunità durante una celebrazione dal titolo suggestivo “Lumen ex morte – La luce della Pasqua nella nuova statua del Risorto, che ha riunito numerosi fedeli e cittadini nella Chiesa Maria SS. del Rosario di Polistena, uno dei luoghi più cari alla devozione popolare della città.

Alla celebrazione hanno preso parte il vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, mons. Giuseppe Alberti, il parroco sac. Fortunato Sciglitano e tanti fedeli che hanno voluto essere presenti a questo momento che unisce fede, arte e identità locale.



Un dono che nasce dalla memoria familiare

Nel solco della tradizione polistenese, dove spesso la devozione personale diventa patrimonio collettivo, la statua del Cristo Risorto nasce anche da una storia familiare.

L’artista ha infatti voluto dedicare l’opera alla memoria della propria nonna materna, Rosa Nasso, figura molto amata nella sua famiglia. Un gesto intimo e profondo che si trasforma così in un dono alla comunità, perché la statua è stata donata alla parrocchia per volontà dello stesso autore.



Non è raro, nella storia di Polistena, che opere sacre nascano proprio da questo intreccio tra fede personale e amore per la propria chiesa. Ed è proprio questa dimensione che rende l’arte sacra parte viva della memoria cittadina.

Una statua tra tradizione e tecnica artistica

La nuova statua del Cristo Risorto colpisce per la sua presenza scenica. Alta circa due metri, si inserisce armoniosamente nello spazio liturgico della chiesa.

L’opera è stata realizzata con una tecnica mista, che richiama antiche tradizioni artigianali del Sud Italia:

  • volto, mani e piedi sono modellati in terracotta,

  • mentre il resto del corpo è realizzato in cartapesta leccese, materiale da sempre utilizzato nell’arte sacra meridionale per la sua leggerezza e duttilità.

Il Cristo è rappresentato in posizione eretta, con una postura solenne e dinamica, segno della vittoria sulla morte e della resurrezione.

Nella mano sinistra regge una croce, simbolo universale della redenzione. Il colore nero della croce richiama simbolicamente l’abito dei frati dell’Ordine dei Predicatori, i Domenicani, la cui spiritualità è storicamente legata alla devozione del Rosario.

I segni simbolici della fede

L’opera di Spanò è ricca di dettagli simbolici che raccontano la tradizione cristiana.

Sul lato superiore sinistro del corpo è visibile una piaga a forma di pesce, antico simbolo dei primi cristiani. Il pesce richiama infatti la parola greca Ichthys, acronimo di Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore, utilizzato dai cristiani nei primi secoli come segno di riconoscimento durante le persecuzioni romane.

Il braccio destro del Cristo è invece proteso verso l’esterno nel gesto della benedizione, come a voler abbracciare simbolicamente l’intera comunità.

Particolare attenzione è stata dedicata anche allo sguardo della statua: gli occhi, realizzati in vetro e di colore verde, si ispirano allo sguardo di Cristo così come descritto nelle esperienze spirituali della mistica calabrese Natuzza Evolo, figura molto venerata nella spiritualità della regione.

Un’opera che entra nella storia della parrocchia

La statua sarà custodita e conservata nei locali della parrocchia e entrerà a far parte delle iniziative artistiche e culturali promosse dalla comunità della Chiesa del Rosario.

Per chi segue la storia e la memoria di Polistena, questi momenti rappresentano piccoli tasselli della vita cittadina: opere, gesti di devozione, celebrazioni che con il tempo diventano parte del racconto collettivo della città.

Così, accanto alle tradizioni religiose che da secoli scandiscono il calendario della comunità, anche questa nuova statua del Cristo Risorto si prepara a diventare un segno della fede e dell’identità polistenese, destinato a essere ricordato negli anni a venire.

Un’opera che nasce da un legame familiare, cresce nella devozione e trova casa nella chiesa del Rosario: un altro frammento di storia che si aggiunge alla memoria viva di Polistena. ✨

@ Carmelo PULEIO 

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